Intervista a Micol Beltramini

di Carlotta De Melas

Trent'anni e non sentirli, è la sconsiderata autrice di questa favola senza morale. Precedemente ha pubblicato una raccolta di racconti, Vienimi nel cuore, e una sorta di guida sentimentale alla sua città d'adozione, 101 cose da fare a Milano almeno una volta nella vita. E' anche coautrice della trasmissione Amnèsia, su Rai Radio due.

 

Micol Beltramini citando una frase famosa, come si autodefinisce?
Su Facebook la definizione è questa: croce e delizia di chi da una vita cerca di metterla scomoda e/o di darla per okay. Ma temo non abbia senso per chi non conosce i retroscena, e poi non è una frase famosa. Modificandone una che è proprio VERAMENTE famosa, si potrebbe dire che Cornflake c'est moi. Povero Flaubert. Speriamo che la sua tomba sia un buon posto per le capriole.

Quando e come è nato il tuo rapporto con la scrittura?
A sedici anni ho cominciato a scrivere racconti. Prima di allora solo temi di italiano estremamente infiorettati, tanto che a un certo punto la mia professoressa del liceo mi rimproverò di scrivere come Madame Bovary: aveva tristemente ragione. Da allora, è stato tutto un gran lavoro in levare.

Come nasce un’idea e come la sviluppi? Qual è il tuo metodo di lavoro? Hai dei rituali o abitudini?
Sto cercando di crearmeli, perché non ne ho mai avuti, e più mi tocca scrivere più ne sento il bisogno. Nel corso del tempo ho scoperto che il mio bioritmo di scrittura è principalmente bifasico: i due momenti migliori sono la mattina appena sveglia e la sera intorno alle sette. Un'altra scoperta è stata che l'alcool aiuta e non poco: di lì il mio scrivere nei locali (benedetto EEE pc!). Le idee nascono in metropolitana, o nella vasca da bagno, o nei posti più impensati, e vengono sviluppate attraverso mini brainstorming con l'ex fidanzato ora migliore amico, anche lui scrittore (Alessandro Q Ferrari, autore di Facebook: Domani Smetto).

Entrando nello specifico, come è nata l’idea di Cornflake, il tuo ultimo lavoro, definito anche una versione alternativa di Pinocchio. Che personalmente ho letto trovandolo delizioso e sicuramente speciale. So che è frutto di una lunga gestazione?
Sì, Cornflake nasce da un progetto cominciato a 23 anni, una versione alternativa di Pinocchio, appunto, che avrebbe dovuto essere pubblicata in poche copie e abbinata a uno spettacolo teatrale. Poi ovviamente come avviene per gran parte di questi progetti non se ne fece più nulla, e mentre io finivo l'università e iniziavo a lavorare la favola restava ferma al capitolo ventuno. Sette anni dopo, prima che uscisse il mio libro su Milano, Castelvecchi editore ne lesse i primi ventun capitoli, e mi propose la pubblicazione: così, all'alba dei trent'anni, mi son messa lì a finirla. Quei suoi otto anni di travaglio, insomma.

Che ne dici se prestiamo la piccola Cornflake?

La prima volta che Dee vede Cornflake lei sta dormendo sul suo balcone in mezzo a cinquanta scatole di cereali. La si potrebbe credere una bambina qualunque, non fosse che fa luce, profuma di burro, ha cervello e ironia per dodici e quando dice una bugia le si accorciano le gambe.
La prima volta che Dee vede Cornflake Dee si ricorda di avere un cuore.
Cornflake non sa dire da dove viene e non ha nessuna intenzione di diventare diversa da quello che è. In fondo piace a tutti quelli che la incontrano, a patto che siano un po' diversi anche loro: un bambino di otto anni colorato solo in apparenza, una poco plausibile coppia di ladri gentiluomini, il figlio di un poliziotto cresciuto nel posto sbagliato e una sirena del luna park segnata da un tragico destino.
Cornflake insegna a tutti e da tutti impara, ribaltando vite e contagiando sorrisi, schiaffeggiando il mondo con la sua libertà invincibile nel nome dell'unica rivoluzione che le sembri sensata: l'amore incondizionato, il fuorilegge definitivo.

E quale fra i coprotagonisti bizzarri è quello a cui sei più affezionata?
Forse Lucille. Ma solo perché ucciderla mi ha fatto proprio male. Anche Pucci però è un favorito non da poco.

A conclusione del tuo libro ti poni alcune domande, fra cui; sarà veramente inesauribile la speranza di Cornflake? Ti sei data una risposta?
La sto cercando proprio in questi giorni. Non è facile essere Cornflake in un mondo che per lo più ha smesso di credere in tutto ciò in cui crede lei.

Cosa ti ha lasciato conoscere e raccontare la storia di questa speciale bambina?
Mi ha fatto sentire magnificamente. È stato un meraviglioso lavoro di equipe, fra l'altro; le persone che mi hanno seguita in Castelvecchi sono state dei tesori, tutte senza esclusione. È stato anche incredibile che mi abbiano dato la possibilità di pubblicare un libro così curioso, ibrido, un sicuro non-bestseller; non li ringrazierò mai abbastanza per questo. Niente come poter scrivere di quello che vuoi, esattamente nel modo in cui vuoi.

Cosa speri che trasmetta la lettura di questa favola dalle gambe corte?
Mi piacerebbe che facesse rinascere, se non in tutti per lo meno in chi può capire, il rispetto per l'individualità delle persone, la speranza, e l'amore radicato e profondo per una libertà che ci viene sottratta giorno dopo giorno, senza che nemmeno ce ne accorgiamo.

Ho letto che nei tuoi prossimi progetti ci sarà un libro per Mondadori che avrà lo stesso titolo della tua prima raccolta di racconti - Vienimi nel cuore -, ma con una filosofia in salsa pulp con un fondo di Lady Oscar. Puoi rivelarci qualcosa di più? House of books è molto curioso.
Non ne so molto di più in realtà – lo sto scrivendo in questi giorni! So che parlando con la mia editor è venuta fuori l'esigenza di una voce femminile un po' meno legata ai soliti stereotipi, un po' più adulta e consapevole; una cosa però so dirtela con certezza, la trama non sarà il suo punto di forza...

Regaliamo un sogno a Cornflake e uno a te?
Entrambe, in questo momento, abbiamo un gran bisogno di credere in noi stesse e di non perdere la speranza. A Cornflake regaliamo mille nuovi amici meravigliosi; a me, dieci chili di ispirazione, per cortesia!

Grazie a Micol per la gentile disponibilità. Buona fortuna.

Scrivi commento

0 in basso

  • loading