Intervista a Stefano Fantelli

di Carlotta De Melas

Lui si presenta così. "Il mio nome è Fantelli. Stefano Fantelli. Vivo a Bologna, la città degli incubi e delle lasagne. Fin qui tutto chiaro. Riguardo alla mia nascita, invece, la faccenda è un po’ più complessa. “Una strana brutta storia” direbbe Carlo Lucarelli. Era il 3 luglio 1971. Il cuore di James Douglas (in arte Jim Morrison) si spegneva in una vasca da bagno a Parigi. Nove mesi dopo nascevo io. "

Scrittore di raro talento aggiungo io.

Stefano in una presentazione non ufficiale come si autodefinisce?

Un saltimbanco, un guerriero, un cantastorie, un clown.

 

E citando una frase celebre?

“Grufolante verro contraffatto, segnato dagli elfi”, è di Shakespeare, dal “Riccardo III”… ma forse non è una frase molto celebre, eh?

 

Il circo è arrivato in citta. Quali spettacoli ci attendono?

Io adoro le citazioni e la tua domanda mi ha fatto venire in mente subito due cose. La prima è la canzone di Paolo Conte, “Via con me”, dove dice “non perderti per nulla al mondo lo spettacolo di arte varia di un uomo innamorato di te”. La seconda è il romanzo “Apocalypse, il grande spettacolo segreto” di Clive Barker. Le persone con un certo grado di sensibilità sono in grado di vedere cose e colori che sono invisibili agli altri. Ci sono infiniti e mirabolanti spettacoli in giro per la città per chi non guarda senza vedere.

 

Cito Gianfranco Nerozzi che ha scritto la prefazione del tuo ultimo libro. Dark Circus:
Favole, che altro. Quando l'immaginario si veste di colori sgargianti e la metafora diventa costruttiva. quando tutto si perde dentro dimensioni aperte, dove la fantasia sgocciola come se fosse sangue.
I tuoi racconti, gli stessi protagonisti, sembrano muoversi in una favola gotica. Da quali suggestioni o ispirazioni ricrei questo mondo?

 

Ogni mia storia prende spunto da un fatto reale che mi è accaduto o al limite da un sogno, ogni mio personaggio è ispirato a una persona vera. Poi tutto viene contaminato dalla mia fantasia e da tutto quello che nella vita ho letto, visto e ascoltato. E le favole di certo mi hanno segnato e insegnato tanto. Credo che ogni narratore sia debitore nei confronti delle favole. Ho cercato sempre di creare un mio progetto letterario e continuerò a farlo, qualcosa di riconoscibile e nei limiti del possibile anche originale, un mio stile che poi può piacere oppure forse a qualcuno può risultare troppo strano, troppo sperimentale, troppo gotico… La definizione di “favole gotiche” mi piace, ma le mie voglio ricordare che sono anche favole moderne. Mi piace molto la prefazione di Nerozzi, lui è stato uno dei primi a leggere DARK CIRCUS e credo che sia riuscito non solo a cogliere lo spirito del libro, ma anche a raccontarlo benissimo in poche righe.

 Nello specifico come ha preso vita DARK CIRCUS, come è nato? La stessa Alda Teodorani ha suggerito il tuo nome all'editore, o mi sbaglio?


No, è vero. La Teodorani ha suggerito il mio nome all’editore, Fabio Nardini, ma in realtà lui aveva già apprezzato il mio precedente libro, “Alla fine della notte” e aveva già pensato di contattarmi per propormi la pubblicazione nella sua nuova collana. Nardini mi è piaciuto subito perché come editore è uno che si sbatte come pochi e lo fa con passione. E io era un po’ di tempo che volevo scrivere una raccolta di racconti che fossero legati da un filo logico, un po’ come i concept album degli anni 70. Così un po’ alla volta ha preso forma DARK CIRCUS, una storia dietro l’altra e poi un’altra e un’altra ancora. La prima versione contava meno racconti. Uno addirittura l’ho aggiunto quando mancavano pochi giorni alla stampa.

 

Il caso può cambiare la vita di un uomo. E' successo a diversi dei protagonisti dei tuoi racconti. A quale di loro ti sei maggiormente affezionato? Escludendo il Brujo. A te è mai successo?


Sono affascinato dal caso, da come una semplice coincidenza o una concatenazione di eventi possa cambiarti la vita. A me capita continuamente, così come ai protagonisti delle mie storie. Mi sono affezionato soprattutto a Santo e Tiro del racconto “Morte e 9 euro e 20”, mi mancano molto come personaggi. Loro due, specie se insieme, sono inarrestabili, sono talmente cinici e fuori da qualsiasi coro che nulla li può fermare. Ci sono buone probabilità che abbiano sconfitto persino la Morte o almeno loro ne sono convinti. Il racconto in questione è diventato una pièce teatrale e presto ne verrà tratto un cortometraggio.

 

Quanto del Brujo c'è in te?

 

Tantissimo. Il Brujo è il mio personaggio più autobiografico, direi almeno al 90%. Il Brujo, il poeta stregone, l’esperto mondiale delle stronzate paranormali più assurde, è nato per gioco e non per vanità, tanto è vero che in lui ho accentuato tutti i miei difetti. Forse anche per questo motivo è diventato il personaggio più amato sia dai lettori che dai recensori e molto presto lo ritroveremo in diversi nuovi progetti. Uno di questi è una sorta di diario del Brujo che uscirà a cadenza settimanale sul sito Horror Magazine, la prima puntata esce in contemporanea con questa intervista. Il Diario sarà arricchito da fotografie e illustrazioni ed è stato fortemente voluto da Gianfranco Staltari (e da me ovviamente) che è uno dei curatori di HM e ne approfitto per ringraziarlo qui pubblicamente. Uno degli illustratori sarà spero il bravissimo Dario Viotti, un virtuoso di quella “linea chiara” da me tanto apprezzata. Uno degli altri progetti è ancora top secret, per il momento ammetterò solo che anche in questo mi sta dando una grossa mano il mirabolante e acrobatico Staltari. Tra l’altro, stiamo pensando, io e lui, di mettere su un circo vero e proprio, prima o poi. Ma non è questo il progetto attuale, però adesso basta, se no poi finisce che racconto tutto…

 

Bologna nel tuo scritto è molto di più di un sottofondo. O mi sbaglio?


E’ vero, nei miei libri Bologna è come un essere vivo e pulsante e femminile, è una madre che ha quasi voglia di mangiarti perchè sei stato via solo tre giorni eppure le manchi da morire, è una vergine nera che ha accolto il demonio tra le sue gambe e ora vuole te.

Come racconti la bellezza e la femminilità?


Attraverso personaggi molto femminili, fate e angeliche creature e a volte persino dee. Nelle mie storie sono sempre meravigliose, ma sono anche tormentate e piene di difetti e questo le rende ancora più affascinanti e più vere. Sono fioraie, commesse, infermiere, ballerine di lap-dance. Sono fragili e un po’ selvagge, a volte dispettose, più maliziose che maligne.

 

Mi è piaciuto moltissimo il racconto "Solo per il tuo occhio". Chi sono i veri "Casi Gravi"? Personalmente ho appoggiato la mano sul vetro di Alessandra la bambina sirena, mentre mi sono domandata che cosa potesse riflettere l'occhio di Alice....


Tra i diciotto e i diciannove anni ho lavorato come operatore sociale in un centro per bambini gravemente disabili. Facevo parte di un programma che prevedeva il loro inserimento tra i bambini cosiddetti “normali”. A volte ero le loro gambe e le loro braccia, altre volte semplicemente raccontavo loro delle storie. In “Solo per il tuo occhio” ho riversato molto di quell’esperienza. E’ stato bello, lo ricordo con nostalgia, mi hanno dato tanto quei bambini.

 

Colombina nella quotidianità che maschera indossa? E Arlecchino?


Colombina vorrebbe smettere di essere sé stessa, vorrebbe essere un’altra perché come capita a molti di noi Colombina non si piace. Ogni mattina vorrebbe svegliarsi diversa e allora si illude indossando una maschera che alla fine è sempre uguale al suo viso, uguale alla maschera che porta sotto la maschera che porta sotto la maschera… tutte identiche, sempre uguale, sempre sé stessa. E questo la fa star male. Vorrebbe essere sempre coerente, Colombina, si lascia condizionare da questo e a volte fa fatica a capire che non esiste una sola verità, ma ne esistono tante e quindi non puoi essere coerente nel senso che intende lei perché significherebbe negare una verità che è vera tanto quanto le altre. Come dicono le Vibrazioni, “le gioie non sempre son gratuite, a volte i mondi si contendono gli spazi vuoti di un deserto che non si vede ma senti che in fondo c’è e non è semplice”. Arlecchino è più fortunato, anche lui porta una maschera, ma la follia e la poesia lo aiutano ad affrontare, lui vive in bilico tra la realtà e un mondo “altro”. Colombina è il suo scopo, il suo obiettivo e se pensa a questo allora niente lo può fermare, così che quando guarda in fondo al barile trova sempre qualcosa anche quando sembra vuoto e poi ancora qualcos’altro e poi un altro po’ e un altro po’… Soltanto insieme, Arlecchino e Colombina possono togliersi davvero tutte le maschere e restare uno di fronte all’altra nudi del tutto e divoranti fragole.

Con un’immagine come rappresenti la morte?


Una ragazza con tacchi da 12, capelli neri, pelle diafana, Chupa-chups quasi sempre in bocca. Le mostro spesso il dito medio e lei accavalla le gambe sempre più in alto mostrandomi lampi di carne bianca. In ogni caso la Morte, come diceva il nonno in “Amarcord” di Fellini, “non é mica un bell’affare”.

 

E il male? Sempre con un’immagine.


Il clown di Mac Donald.

 

Per concludere. Ci raccontersi il tuo peggiore incubo?


Il clown di Mac Donald. No, dai, scherzo! Direi che il mio peggiore incubo è essere l’ultimo uomo sulla Terra, senza una compagna e senza un amico… Finalmente ho tutto il tempo per leggere, ma mi si rompono gli occhiali!

 

Grazie. E' stato un vero piacere.

nb: l'ultima immagine è un illustrazione di Sfefano Fanfulli per il racconto "E lo chiamerai Coltelloaffilato"

 

Nota:

La regista romana Giulia Cima ha iniziato la lavorazione del cortometraggio tratto dal racconto Morte e 9 euro e 20 contenuto nella raccolta Dark Circus di Stefano Fantelli. Dopo la trasposizione teatrale  avvenuta Venerdì 31 luglio, alle ore 21.30, nei giardini di Castel Sant’Angelo all’interno della manifestazione Letture d’estate,lo stesso racconto verrà portato sul grande schermo. Grazie al felice incontro con il libro di Stefano Fantelli” dice la Cima "Ho deciso che è il momento giusto per rimettermi a fare ciò che ho sempre voluto: dare vita all'immaginazione. Mi porto dietro ovunque una copia di Dark Circus  che continuo a riempire di sottolineature e appunti. Mi piacerebbe girarli tutti e farne un lungometraggio visto che i vari racconti possono benissimo essere legati l'uno all'altro”.

notizia tratta da Horror Magazine.

 

contatti

casa editrice

IBS

Scrivi commento

0 in basso

  • loading